Il presente del Manicomio di Rovigo è analogo a quello di molti manicomi italiani.
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.IN INDECENTE DEGRADO.
Il cancello cela i 21 grandi stabili suddivisi in reparti, alloggi e cucina. Dieci ettari occupati da strutture, viali e campi ormai abbandonati dal 1997 così come i restanti dieci ettari dedicati alle colonie agricole. I padiglioni sono disposti come a raggiera: sulla destra i tre reparti femminili a loro volta divisi in agitate, semi agitate e tranquille. Nelle immediate vicinanze, gli alloggi delle suore, degli infermieri e l’osservazione. Sulla sinistra lo schema è ripetuto per la sezione maschile. Al centro le cucine, il laboratorio, la chiesa…sino ad arrivare alle lavanderia e al reparto infettive, disinfezione e necroscopia.
La costruzione dell’Ospedale Psichiatrico di Rovigo inizia nel 1906, quando il Consiglio Provinciale e un preventivo da un milione di lire decidono di riunire ‘i maniaci polesani sparsi in 41 ospedali di tutta Italia’. Ma è solo in data 20 marzo 1930 che si apre veramente la porta ‘mangiafollia’ (con l’avvento della Prima Guerra Mondiale l’attività dell’ospedale fu più volte interrotta dall’Amministrazione Militare). Adibito per accogliere 400 persone, il manicomio di Rovigo ne accoglieva 700. L’Istituzione totale, basata sul controllo e metodi violenti creduti all’epoca efficaci, non lasciavano alcuno spazio alla Persona.
Alcuni ancora se la ricordano la Camera Oscura: il piccolo padiglione, apparentemente insignificante, in cui veniva applicato il terribile elettroschock. I cicli ‘terapeutici’ venivano ripetuti e ripetuti, sino a rinnegare la regola medica, sino a dimenticare i limiti della sopportazione Umana.
Dal 1930 al 1979, non furono più accolti malati e ‘l’Ospedale di Rovigo assolse la funzione di “ricovero e di cura” dei malati psichici per tutta la Provincia di Rovigo “accogliendo” migliaia di pazienti’. La legge Basaglia puntò il dito anche verso i cancelli di Granzette, schiudendoli e concedendo un timido capolino a qualche paziente uscito dai portoni guardiani. Le serrature pesanti accettarono il nuovo ordine di non chiudersi mai più. E le grate alle finestre? Rovigo né aveva poche, i pazienti stavano legati al letto.
Oggi la struttura è in mano alla Ulss 18 che ha riservato due padiglioni alla conservazione di materiale di archivio.
EM